Archive for May, 2009

May
25

Escort Jessica

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In questo sogno, come è stato anche nella realtà, faccio il cameriere.
In particolare,lavoro in una villa in occasione di ricevimenti per cerimonie e feste varie.
Come capite, è una situazione in cui mi trovo vestito in livrea, in mezzo a decine di donne e signore in tiro, e in effetti mi capita spesso di affidare al cazzo tutti i desideri di lotta di classe, preparando violente punizioni per le nobildonne.
Come quando, una volta, mi sono fatto spompinare in bagno dalla damigella d’onore, che più succhiava e più mi chiedeva di venirle in bocca, di fargliela bere tutta, e io per punizione l’ho estratto all’ultimo dalle sue labbra rosse per inondarla completamente con una sborrata lunga e potente, lasciandola con le lacrime agli occhi, che cercava disperatamente di ripulire le tracce dal suo bel vestitino color pesco.
O quando, giorno sublime, mi sono chiavato direttamente la sposina, sbattendola al muro dopo averle scostato le mutandine avorio del corredo, per poi sverginare senza pietà il suo culetto rosa profumato di crema, godendo degli sforzi che faceva per non far sentire i suoi urli, e quindi sbatterla in ginocchio, ai piedi del suo cameriere, a riempirle la bocca col mio cazzone gigante, umiliata come una capitale occupata, a guardare l’incavatura del risucchio sulle sue guance, mentre pochi metri più in là lo sposo intratteneva gli ospiti, fino a farla brindare al lieto evento con un litro di sborra bollente.
Quel giorno, però, mentre lavoravo in villa al ricevimento di un matrimonio, mi aspettava ben altro.
Le ho notate subito, le due donne più belle del mondo, meravigliose nei loro vestiti bianchi splendenti, e continuo a guardarle, di nascosto e poi sempre più visibilmente, perché nulla è bello come la complicità eccitante che si vede nei loro sguardi.
Quando le due si separano, penso che è il momento di provarci, e mi avvicino alla più bella – Jessica, rimasta sola, con l’aria vagamente annoiata e tutto il fascino di una pantera – con il vassoio dello champagne.
Tentativo banale, ma un cameriere non ha molte opportunità, e così riesco a sentire da vicino l’odore della pelle, a scrutare le meglio le tette incredibilmente in tiro sotto il corpetto ricamato. Appena le porgo il calice, Jessica – con mia grande sorpresa – se lo rovescia sul petto, facendo scorrere lo champagne gelato lungo le sue curve pazzesche, catturando i miei occhi avidi e la mia voglia.
“Ma lei è un imbranato, ha visto cosa ha combinato? Si vergogni, e ringrazi che non la faccio licenziare”, dice a voce alta, attirando su di me gli sguardi severi di tutti, e costringendomi al ridicolo con maestria da puttana.
“Adesso andiamo nel retro, e veda di rimediare a questo disastro che ha combinato”.
Umiliato e mortificato, guardato male da tutti, seguo la divina creatura nel retro, già con l’idea di vendicarmi a colpi di cazzo, fino a farle chiedere pietà.
E tuttavia, appena chiusa la porta del retro, qualcosa cambia, e io, abituato a devastare le donne, a sfondarle con violenza, perfino a prenderle a schiaffi finché non obbediscono, resto sconvolto da quella bellezza carica di sesso, toccato dallo sguardo profondo di Jessica, e allora a lei basta guardarmi, e capisco qual è il mio posto, e mi lascio cadere in ginocchio, e lei alza il lembo del vestito largo di pizzo, e mi fa accomodare tra le sue gambe, restando maestosamente in piedi, a cogliere il mio ultimo sguardo di sottomissione oltre l’orlo ricamato di bianco.
Quando richiude il vestito su di me, resto estasiato dalla visione delle sue cosce tirate, bellissime, adornate dalla fascia bianca dell’autoreggente,
e dall’odore sublime della sua carne, e allora punto dritto allo scopo, e strappo con violenza e decisione le sue mutandine ricamante di bianco,
strappandole un lieve gemito di approvazione, e allora inizio a leccare con dolcezza intorno alle sue labbra, e poi con più decisione, mentre lei, in piedi, trova con le cosce appena divaricate l’equilibrio del suo dominio, e mi tiene lì, al buio nella sua gonna,
inarcando appena il corpo per offrirmi la punta del suo piacere, che io risucchio ubbidiente fino a sentire il calore enorme di Jessica che scende su di me,
e sento allora di volerla stupire, di dover fare tutto per lei, e continuo, ritmicamente, il mio massaggio di lingua,
allungando il suo orgasmo in una leccata insistente,
che asseconda il movimento circolare del suo bacino di dea, a lungo, finché la sua pancia si contrae e mi scarica in bocca un nuovo dolcissimo orgasmo,
dall’alto del suo splendore di fata, e con le mani mi preme la nuca, mi tiene lì a sentirlo fino in fondo, e ad abbeverarmi al suo piacere divino.
Quando esco dalla sua gonna, scopro che Erika l’ha raggiunta sul retro, e capisco che doveva essere tutta una manovra, che le due erano d’accordo per incastrarmi, e mi eccito all’idea di quante volte l’avranno fatto, di quanti cazzi avranno spompinato insieme fino a far chiedere pietà ai loro fortunati uomini.
Accecato dalla voglia, tiro fuori il mio cazzo dai pantaloni.
“Però, finalmente una bella bestia – dice Jessica ad Erika – era ora di incontrarne uno grosso così…”.
Detto questo, Jessica si spoglia, liberando la maestostità delle sue immense tettone, e ordina ad Erika di fare altrettanto, e anche lei scopre un corpo da far paura, che possiedo per primo, sbattendola in terra per dare inizio ad una cavalcata selvaggia che la lascia dolorante dal bruciore e dagli orgasmi consumati in successione.
“Vediamo se ne hai ancora per me”, sussurra Jessica, e senza perdere tempo mi rovescia a terra con autorità, e sale su di me a gambe larghe, appoggiando a terra i piedi nudi, piantando le mani aperte sui miei addominali lucidi, bellissima nella sua nudità di reggicalze bianco, e inizia a danzare sul mio cazzo, scopandomi selvaggiamente fino a venire, e poi continua senza rallentare, accompagnando le flessioni del suo corpo pazzesco con colpi di lingua sulle mie labbra, e ancora mi cavalca forte fino a venire, e per farmi capire chi comanda, continua,con violenza e senza smettere mai, e dopo l’ennesimo orgasmo rallenta, e mi scopa pianissimo, con dolcezza, dopo avermi appoggiato un capezzolo sulle labbra fino a nutrirmi della sua monumentale tettona fragrante, e pianissimo, con un movimento a salire e scendere di una lentezza inenarrabile, come se il cazzo mi si stesse dolcemente squagliando dentro di lei, porta se stessa a un nuovo orgasmo da maestra del sesso, e il suo cameriere vicino all’esplosione.
“Vieni, tesoro”, le sento dire – ma non parla a me, dice a Erika, e ora le due ninfe si mettono in ginocchio una davanti all’altra, a scambiarsi colpi di lingua e massaggi sulle tettone pazzesche, e allora sento che il mio posto è lì, mi ergo davanti a loro e infilo il mio cazzone nella loro pomiciata, e vengo travolto dalle lingue sublimi delle due dee, che risucchiano l’anima profonda del mio piacere con maestria da puttane; eppure non è ancora ora di venire.
Mi porto dietro Erika, e inizio ad incularla selvaggiamente, spingendo forte e sentendo che la sua lingua sta trasmettendo a Jessica una parte della mia spinta animale, e poi passo dietro Jessica, abbraccio la meravigliosa creatura da dietro e le lavoro il culo, mentre le accarezzo le poppe spaventose e infilo la mia lingua tra quelle delle due, sentendo il corpo della mia venere che si schiaccia sul mio, i capezzoli sempre più duri, e alla fine lo tiro fuori e glielo sbatto di nuovo in fica, per darle l’ultimo orgasmo violento prima della meraviglia finale.
“Pensi che ne farà abbastanza da coprire le nostre tette?”, chiede Jessica ad Erika con impensabile malizia, mentre massaggia con i polpastrelli i miei coglioni gonfi.
In ginocchio, nude e meravigliose con i loro resti di intimo bianco di pizzo, Erika e Jessica stringo le tette l’una contro l’altra, offrendo a me la fragranza e la vista di quelle montagne di carne dorata, mentre dall’alto domino i boccoli bellissimi di Jessica, la crocchia dei capelli raccolti di Erika, e tutte le curve sinuose di due corpi da animali di foresta, in attesa del predatore in arrivo.
Ed ecco, gli ultimi colpi al cazzo lungo la lingua morbida di Jessica, sotto la protezione del suo sguardo di fata, ed esplodo in un milione di schizzi lunghissimi che piovono sulle loro tette unite amorevolmente, allagano la piega delle loro poppe sontuose, ricoprono completamente l’enormità delle loro doti di donna, e la mia sborra continua a schizzare, cola sui loro capezzoli, e giù lungo le cosce e le curve della pancia, fino al pavimento, con l’omaggio degli ultimi schizzi sul loro visto ammirato da quanta ne ho fatta…
“Accidenti, ma tu sborri come un cavallo”, è il commiato di Jessica, mentre le due si abbandonano languide ad un massaggio di lingue, ognuna spalma la mia sborra sulle tettone dell’altra, nella visione più deliziosa del mondo, e il sogno finisce così, con le due dee in ginocchio a leccarmi gli addominali,
con gli occhi pieni di riconoscenza per il regalo che ha appena riempito i loro corpi stupendi.