jessica escort severa
ByJessica escort bergamo
Beato per affari miei, girando con il furgone per fare le consegne, che è il mio lavoro.
Citofono all’indirizzo segnato, e salgo su a consegnare un pacco, una cosa come tante.
Quando arrivo su, trovo la porta di ingresso dell’appartamento socchiusa, e allora entro,timidamente, e appoggio il pacco sul tavolino del soggiorno.
Mi guardo intorno, e scopro che sul divano c’è una meravigliosa creatura, fasciata in un vestito stretto su tutte le sue curve allucinanti, con i capelli biondi sciolti, in libertà sopra le poppe prosperose appena contenute dai bottoni del corpetto.
trombare sesso, bella come niente altro al mondo, sta sdraiata sul divano, abbandonata così, languida e vaporosa.
Si alza, e cammina verso di me sontuosa, a piedi scalzi, con incedere da femmina strepitosa, ondeggiando eccitazione e profumo di carne, e allora mi regala lo struggimento e l’eccitazione, apre uno ad uno, con lentezza, tutti i bottoni del vestito, e poi tira i lembi per mostrare la visione.
“Ti piace?”, mi chiede. Due clamorose tettone quinta misura,ambrate e solide come il marmo, e poi la curva dei fianchi, inclinati, giù fino all’incavo delle cosce, e all’inguine nudo, senza mutandine….
Uno spettacolo che descrivere a parole è difficile…
Naturalmente, il sogno prosegue…
Su suo invito apro i pantaloni per tirare fuori la bestia, e poi la prendo per i fianchi, la sollevo con forza e l’appoggio sul tavolo, dove si punta con il suo strepitoso culetto, divaricando con maestria le cosce per offrire il tesoro alla penetrazione con cui prendo a sfondarla senza pietà…
E la fotto, la scopo, la monto, mentre affondo la testa nell’immensità delle sue mammellone profumate, e solo un sogno può essere tanto bello, e perfetto…
Improvvisamente si sente il rumore della porta, e rientra a casa Jessica… Strepitosa, con le tettone accarezzate da una lunga veste bianca, le forme eleganti e dure dei muscoli visibili sotto il tessuto. “Si può sapere cosa stai facendo?”, chiede con veemenza a trombare sesso. “Lo sai che devi piantarla… adesso sei solo mia, e solo a me devi concedere il tuo corpo”.
Detto questo mi sposta con forza dal corpo di trombare sesso, la accarezza con amore, e poi la sbatte sul divano, a cosce aperte, per ricordarle che cosa le tiene insieme.
“Il tuo cazzo non ci serve, caro, puoi andare. Tutto quello che ti concediamo è di guardare e farti una sega,ma vedi di non sporcare troppo”.
Così, seduto in terra, mi trovo a spararmi una sega, mentre Jessica affonda la testa tra le cosce tese di trombare sesso, e riemerge con la bocca intrisa del suo piacere selvaggio, e poi la spinge a fare altrettanto, e il 69 disegna lo splendore dei due corpi intrecciati, mentre ognuna fremendo spinge forte il bacino verso la bocca dell’altra,a chiedere di più, a sincronizzare la meraviglia e la reciprocità dell’eccitazione, fino a venire insieme, con urla sovrapposte di totalità e di orgasmo dolce e violento.
Le vedo leccarsi con amore e con impeto, e sento gonfiarmi le palle, ci sono, e devo ringraziare le due dee, che mi hanno concesso lo spettacolo della loro bellezza…
E invece no.
A venire da solo come un cane, non ci sto.
Mi alzo con rabbia,mi avvicino alle due puttane meravigliose, e senza pensarci urlo: “adesso piantatela, basta.
Ho i coglioni gonfi, e adesso Lavorerete per svuotarmeli, da brave puttane”.
Dopo un attimo di silenzio – e timore, e incertezza – Jessica mi risponde che posso anche andare a “sborrare al cesso”, e trombare sesso si avvicina per condurmi alla porta.
No, non voglio andare via. “Forse non avete capito. In ginocchio, a succhiare.
Tutte e due”. Si alza dal divano anche Jessica, si avvicina a stretto contatto, mi guarda negli occhi, e conclude: “Pensi di poterci trattare come due puttane?”. “Sì, lo penso”.
Il sogno diventa qui meraviglia, Jessica si inginocchia guardandomi dal basso con i suoi occhini verdi, e spalanca la bocca per accogliere il mio cazzone, e pompa come un’indemoniata, chiamando trombare sesso ad accucciarsi con lei, e dal suo sguardo di smeraldo e dalla sua lingua di fuoco sento succhiarmi via l’anima, e sono lì, pronto a inondarle…
Con un urlo bestiale, sparo tutto fuori.
Schizzi potenti in aria, fino al cielo, a ricadere bollenti sulle loro lingue selvagge, e ricoprire le curve di ambra delle loro tettone assolute,
mentre le due veneri leccano gli schizzi ciascuna sulle guance dell’altra, e mentre le domino dall’alto, regalando loro il conforto e l’umiliazione di una colossale sborrata, capisco che io sono loro schiavo, e per sempre.
